Bambini prodigio, intelligenza artificiale e Tinder

Horror post-apocalittici, thriller sci-fi, drammi distopici. Manna dal cielo per la sottoscritta. Tra i film che negli ultimi anni mi hanno appassionato tantissimo, posso annoverarne  molti appartenenti ai suddetti generi. Ad esempio 28 giorni dopo: un horror terrificante su un virus incontrollabile che potrebbe distruggere l’umanità per sempre. Sunshine, che racconta di una pericolosissima spedizione spaziale sulla superficie solare. E poi Never Let Me Go, la trasposizione del romanzo di Kazuo Ishiguro sulla vita di tre giovani cloni utilizzati per fornire organi ai rispettivi umani. Che mi ha fatto versare fiumi e fiumi di lacrime. E poi, ovviamente, c’è anche il recentissimo Ex Machina, inquietante thriller psicologico sul problematico rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale.

Tutti questi film hanno una cosa in comune.

Anzi, una persona.
Lui:
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Qualcuno di voi citerà la divina Patty con un sonorissimo MA TU CHI SEI?

Cocchi de zia, la risposta c’è. E non è 42.

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La risposta è Alexander Medawar Garland, per gli amici Alex Garland. E ha scritto le sceneggiature di tutte le grandiose pellicole che vi ho citato sopra.
Classe 1970, Garland è uno scrittore, sceneggiatore e produttore inglese, autore – tra le altre cose – del romanzo da cui è stato tratto il film The Beach. Come se il suo job title non fosse sufficientemente eloquente o soddisfacente, nel 2015 Garland decide di provare a mettersi pure dietro una macchina da presa, dirigendo la sua ultima fatica Ex Machina.

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Non siete ancora sufficientemente impressed? E se vi dicessi che l’idea per Ex Machina il buon Alex la ebbe a soli 12 anni, quando già programmava codici? (non sono sicura si scriva così) Voi cosa facevate a 12 anni? Io al massimo giocavo a Super Mario col Game Boy e a Puzzle Bobble con la Play 😕

Crescendo, però, Alex decide che da grande non vuole fare il programmatore, ma il giornalista. Viaggia in Europa e nelle Filippine e scrive tantissimo. Ed è dopo tutto questo peregrinare che scrive il libro The Beach, il quale viene tradotto in 25 lingue e diventa il celeberrimo film cult diretto da Danny Boyle.
Successivamente comincia a cimentarsi con la scrittura per il grande schermo, sfornando le sceneggiature di film che verranno diretti, tra gli altri, da Danny Boyle e Mark Romanek.

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Con un salto temporale degno della macchina del tempo di Ciao Darwin, giungiamo dunque a Marzo 2015, quando lessi di Ex Machina tra i film presentati a South by Southwest. La pellicola uscì a Gennaio in UK, distribuita da Universal Pictures. Per i temi trattati, però, Universal e Focus Features si rifiutarono di distribuirla negli USA. Troppe parti del corpo gratuitamente esposte. E allora in occasione di SXSW la sempre lungimirante A24 se ne acchiappò i diritti per la distribuzione domestica, facendola uscire nelle sale il 10 Aprile.

Mi lessi un bel po’ di interviste a Garland, personaggio immensamente interessante e degno di attenzione. In una di queste, parlava proprio del coding pre-adolescienziale, e di quanto molte volte usando i codici gli sembrasse di interfacciarsi con qualcosa di più di una fredda macchina.

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Ma c’è molto altro che ha ispirato Garland nel processo di creazione di Ex Machina. Primo tra tutti il capolavoro di Kubrick 2001: A Space Odyssey che già nel 1968 riuscì a rendere in maniera fortemente cinematica il problema dell’intelligenza artificiale e del timor che un giorno saranno proprio le macchine a controllare noi esseri umani. Garland cita anche Embodiment and the Inner Life di Murray Shanahan (2010) come totale epifania. How to Create a Mind: The Secret of Human Thought Revealed di Ray Kurzweil (2012) che ha influito parecchio sulla sua visione di spiritualità digitale. E The Deep Mind of Demis Hassabis il libro di Steven Levy (2015) sul bambino prodigio campione di scacchi e fondatore del programma di AI di Google chiamato DeepMind.

U.S. President Obama and first lady Michelle Obama react as car carrying Queen Elizabeth arrives in London

Ex Machina venne girato in 6 settimane, con un budget di 12-15 milioni di dollari (ne incasserà 37 worldwide).Trovo sia importante parlarvi di questo aspetto del cinema sci-fi indipendente. Perché quando dietro un film di fantascienza c’è il supporto di uno studio, allora sciambola. Giriamo tutto col green screen! Make it rain! Sapevate che quella porcata (e lo dico con tutto l’amore che ho per il franchise Marvel) di Avengers: Age of Ultron è costato 250 milioni di dollari?

Vendere film “piccoli” richiede un sacco di lavoro, perseveranza, energia. Ma un piccolo vantaggio in realtà c’è. Quella che in gergo si definisce social diversity mette quasi su un piedistallo i filmmaker indipendenti. Le persone, oggi, tendono ad andare alla ricerca di film sempre meno convenzionali e mainstream, di prodotti che riescano a toccare corde che magari la Katniss di turno non riuscirebbe mai a fare.

Ovvio che il rovescio della medaglia c’è, e ne accennavo poco fa. Il budget.
E non mi riferisco a effetti speciali e post-produzione, se uno è bravo si arrangia. E di questo potete starne certi.
Parlo più che altro di promozione, marketing, pubblicità. La ciliegina sulla torta, il catalizzatore di attenzione. Perché un filmmaker – ricordatevelo bene – non fa film per poi guardarseli comodamente svaccato sul divano. I filmmaker sono animali vanitosi. E il passaparola non basta. Mai.

Per cui, e poi per oggi direi che può bastare, al team dietro Ex Machina è venuta un’idea che definire brillante, innovativa e inaspettata sarebbe vergognosamente riduttivo. E non scrivo queste parole solo perché orami da qualche anno mi occupo di marketing e social media. Torniamo per un attimo a South by Southwest. I partecipanti al festival che utilizzavano Tinder – per cui geolocalizzati tramite l’app ad Austin, appunto – visualizzavano tra le proposte di match la scheda di una ragazza di nome Ava e potevano scambiare con lei alcune battute. Non sapevano però che tale Ava era in realtà il robot protagonista del film. Soltanto dopo alcune domande da parte della ragazza – tipo “Cosa ti rende umano?” – il bot invitava gli utenti a visitare il profilo instagram @meetava, rivelando dunque la sua vera identità. Mica male, eh?

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Vi faccio un regalo, ora. Guardatevi questa bella intervista a Garland – vi verrà una voglia sfrenata di maratona dei suoi film all’istante!

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