Ci sono film fucking amazing, ma noi non li vedremo mai

Era il 2011, vivevo a Los Angeles, e un collega mi segnalò una proiezione imperdibile in uno dei migliori art house cinema della città, Cinefamily. Se non fosse per l’Alamo in Austin – che ha una programmazione pazzesca – definirei Cinefamily il migliore d’America. Purtroppo a Milano è difficile scovare filmettini particolari in cinemini del genere, ma per fortuna esiste l’internet!

Dicevamo, il mio collega Mike mi invitò a vedere la proiezione di un film greco dal titolo Dogtooth che lui definì fucking amazing. Mike era un fucking intenditore, per cui mi fido: mettiamo insieme un gruppetto di invasati come noi e guidiamo verso Fairfax Avenue, nel cuore di West Hollywood.

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Premetto che quella sera andammo alla proiezione totalmente consapevoli di quello che ci avrebbe aspettato. Chi ha visto Dogtooth sa esattamente perché lo scrivo. Per chi non l’ha visto, ecco qualche commento al trailer del film su YouTube:

“This movie sucked every piece of joy out of me.”
“God I think I will need therapy after this.”
“The movie is totally sick..raped my mood.”
“One of the most disgusting films ever. It made my guts turn upside down. I am very confused about what people found in it.”

Non trattandosi di snuff né di Eli Roth – che resta sempre un grande attore – eravamo certi dell’immenso potenziale del prodotto al quale ci stavamo per avvicinare. Mike, che come scrivevo è un fucking intenditore, aveva preparato una bella ricerca sul regista del film, Yorgos Lanthimos – in greco Γιώργος Λάνθιμος (come tutti quelli che hanno fatto il classico, devo comunicarlo al mondo almeno una volta a settimana).

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Come spiegarvi Dogtooth…? Allora, partiamo dalla premessa. Due genitori hanno cresciuto i loro 3 figli – due ragazze e un ragazzo, ora giovani adulti – lontani dal mondo. Li hanno chiusi in casa per impedire che venissero contaminati dal mondo esterno. I ragazzi credono che gli aerei che sorvolano casa loro siano dei giocattoli, che la parola “autostrada” indichi un vento molto forte, mentre che il “mare” sia un particolare tipo di poltrona. E già qui non vedete l’ora di procurarvi una copia del film. Qui una bella recensione del film per chi volesse approfondire come si deve storia e temi della pellicola.

Un film di questo tipo lo potresti girare in mille modi diversi – così come ogni film, ok, ma questo non-catalogabile-a-livello-di-genere in particolare. Il nostro Yorgos ci mette un po’ della tensione da thriller alla Polanski, un production design degno di Wes Anderson, e la freakness super dark di Lynch. Insomma, roba che non vedrete mai all’Uci di viale Certosa o allo Space di Rozzano.

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Non fraintendetemi: gli art house cinema, cinema d’essai, le programmazioni speciali delle grandi catene (#menomale che anche loro ci pensano), le rassegne in lingua originale, i festival indipendenti, eccetera ci sono e lottano con noi. È solo un gran peccato che non si investa per farli anche solo sopravvivere. L’Apollo, in centro a Milano, dove vado a vedermi i film in lingua, tra poco chiude e diventa un Apple Store. E questo è un gran peccato.

Se mi state leggendo di proposito, ma anche se siete capitati qui per caso, vuol dire che un pochino il cinema indipendente ecd’autore un pochino vi piace. E avrete sicuramente sentito parlare di The Lobster, uscito a ottobre e firmato sempre da Yorgos. Ha vinto il Premio della Giuria a Cannes 2015, oltre ad essersi guadagnato una serie di nomination – con un paio di vittorie – a festival importanti come Rotterdam, BIFA, Online Film Critics Society ed European Film Awards. E poi nel cast ci sono Colin Farrell, Rachel Weisz, John C. Reilly, Léa Seydoux e Ben Whishaw. Roba buona, insomma.

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Al volo, la premessa del film – perché un minimo di contesto in più ci vuole, qui. Siamo in un futuro prossimo ad alto tasso di distopia, dove i Single vengono arrestati e prelevati dalla Città e trasferiti nell’Hotel, dove sono obbligati a trovarsi un partner entro 45 giorni. Se falliscono vengono trasformati in un animale a loro scelta e liberati nei Boschi. Poi, per il resto, guardatevelo, perché raccontare la trama di un film non è come vederlo. Fatelo, è per il vostro bene.

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Un regista come Yorgos Lanthimos o ti capita tra capo e collo – come è successo a me – o lo scovi in qualche programmazione cazzuta di qualche esercente cinefilo dal palato sopraffino, oppure speri che venga portato alla ribalta da qualche grande festival. Ma resta comunque la punta dell’iceberg. Di talenti come Yorgos Lanthimos ce ne sono a valanghe. Il vero peccato è che chi non frequenta festival, non si informa, non è “nel giro”, non li conoscerà mai. E ciò mi rattrista, un pochino. Perché conosco tantissime persone a cui il cinema non piace o che pensano che sia un grandissimo spreco di tempo, solo perché vengono esposti solo a Cinepanettoni, blockbuster, saghe e franchise. Robe che se comincio poi non finiamo davvero più.

Ora mi vengono in mente mille altri post da scrivere, a partire da questi spunti, ma mi fermo qui. Metto giù qualche appunto e poi approfondiamo nelle prossime puntate. Intanto, sotto trovate i trailer di Dogtooth e The Lobster. Che, tra l’altro, il buon Yorgos on ha solo scritto e diretto, ma anche prodotto e montato. Tiè.

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