Perché finire nella Black List è il sogno di ogni filmmaker

Me and Earl and The Dying Girl è uno dei film più belli che abbia visto quest’anno. Lo metto nella mia top 5 personale, a contendersi lo scettro di best in assoluto insieme a Dope e Youth. Non posso includere Star Wars dato che non l’ho ancora visto. Ho scoperto degli spoiler assurdi tra l’altro. Ma vabé, torniamo a noi.

Qualcuno si starà chiedendo cosa significhi il titolo di questo post. Cos’è la Black List e perché mai un filmmaker dovrebbe bramare di finirci dentro? Le liste nere non sono una cosa negativa?  Uno non dovrebbe fare di tutto per evitarle? La risposta è:

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La Black List per un filmmaker – specialmente per uno sceneggiatore – è una sorta di terra mitologica. Un luogo che confina a nord con l’olimpo di Hollywood e a sud con l’eterna dannazione di quelli che non ce l’hanno fatta. La Black List è il risultato di un sondaggio annuale sulle sceneggiature di film più apprezzate da produttori e finanziatori ma ancora non prodotte. E pochi giorni fa, come di consueto il secondo venerdì di dicembre, è stata diffusa l’edizione del 2015.

Ogni anno, dal 2005, viene chiesto a 600 tra case di produzione e finanziatori quali siano state le sceneggiature che più hanno amato ma che, per una ragione o per l’altra, non sono state prodotte (da loro o da altri: le sceneggiature girano di mano in mano per gli uffici di Hollywood, prima di venire anche solo opzionati). Finora sono diventate veri e propri film ben 225 script presenti nella Black List. Film che hanno incassato oltre 19 miliardi di dollari al box office, in tutto il mondo. Film che sono stati nominati a 171 Academy Awards e ne hanno vinti 35. Tra Questi ci sono Slumdog Millionaire, The King’s Speech e Argo. E 7 tra gli ultimi 12 vincitori della statuetta per la miglior sceneggiatura.

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Indovinate che sceneggiatura è finita nella Black List del 2012? Proprio così: quella di Me and Earl and The Dying Girl. Se cliccate sul link e scorrete la lista, noterete una serie di titoli familiari: perché, come il film in questione, anche molte altre sceneggiature hanno potuto vedere la luce del sole dopo essere state menzionate nella lista.

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Siamo nel 2012. Dopo aver letto un manoscritto del romanzo, lo sceneggiatore Dan Fogelman (Cars, Crazy Stupid Love, Rapunzel) decide di provare a produrne il film. Coinvolge Steven M. Rales (produttore di moltissimi film di Wes Anderson) e Jeremy Dawson (anche lui producer di Wes Anderson nonché esperto di visual FX) della casa di produzione Indian Paintbrush, che salgono subito a bordo. Chiedono allora di adattare in sceneggiatura il romanzo (che nel frattempo era diventato un best seller del NY Times) proprio all’autore Jesse Andrews, che una sceneggiatura non l’aveva nemmeno mai vista da lontano, per sbaglio. Ma riesce comunque a finire nella Black List.

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Il regista Alfonso Gomez-Rejon – che aveva lavorato per Nora Ephron, Martin Scorsese and Alejandro González Iñárritu e non vedeva l’ora di girare un progetto tutto suo – si interessa al film dopo aver letto una copia leakata dello script. Non solo per mostrare al mondo la sua arte, ma anche per portare sullo schermo una storia come quella raccontata da Andrews, avendo da poco perso il padre. Nel frattempo gira un horror, che esce nel 2014, e di cui ignoravo l’esistenza fino a stamattina.

Il 13 giugno 2014 a Pittsburgh, in Pennsylvania, cominciano le riprese di Me and Earl and The Dying Girl e durano 4 settimane. Niente, in pratica, per Hollywood. Il giusto per un indipendente. Il budget stimato era di meno di $5 milioni, ma alla fine si arriva attorno agli $8 milioni. Dietro la macchina da presa, una Alexa, dirige la fotografia Chung-hoon Chung (con un passato dedicato a ben altri generi).

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Tutto questo non per raccontarvi la storia del film – lo sapete che non scrivo recensioni – ma quella di come molte volte, nel mondo del cinema, (specialmente a Hollywood) vengono realizzati i film. Una sceneggiatura può rimanere per tantissimo tempo sepolta negli scaffali di una casa di produzione, nel cassetto di qualche finanziatore, tra le opzioni di qualche mega regista, o – appunto – finire nella Black List. Può anche impiegare anni prima di venire ripescata o ricordata, e finalmente sbocciare in un film a dir poco pazzesco come Me and Earl and The Dying Girl. Che viene proiettato al Sundance 2015 ricevendo standing ovation che ciao, oltre al Grand Jury Prize e all’Audience Award.

La più bella recensione che abbia letto del film è questa di Variety. Qui sotto, invece, il trailer del film, che è uscito in Italia il 3 dicembre – se siete fortunati lo trovate ancora in qualche sala:

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